Portocannone, successo per i “venerdì letterari”

20170127-agora-marigliano-004Nella serata del 27 gennaio 2017 l’associazione culturale Agorà di Portocannone ha proposto il primo “Venerdì letterario”, presentando un libro del dottor Giovanni Marigliano, napoletano di nascita, in Molise da oltre trent’anni e dirigente ASREM, volume edito nel 1997 dal titolo “Ricomincio da 33?”. Il mitico e storico “dica trentatré” del medico, la rielaborazione di un grande titolo della napoletanità, quello del famoso film di Massimo Troisi, ed altro che lasciamo all’immaginazione del lettore, punto interrogativo compreso.
Il medico e scrittore, classe 1956, è stato affiancato al tavolo dalla signora presidente dell’associazione, Maria Teresa Manes, che ha dato il benvenuto ai presenti ed il via all’evento, Luigi De Capoa, giornalista, scrittore ed ottimo moderatore, e Teodoro Musacchio, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Campomarino. La sala del Palazzo Manes ha accolto la conferenza davanti ad un pubblico che ha lasciato zero posti a sedere liberi. Presenti anche Giovanni Battista Muricchio, segretario e tesoriere della Agorà, Michele Marone, consigliere comunale a Termoli, Donato D’ambrosio, sindaco di Santa Croce di Magliano, il prof. Pasquale Di Giulio, Pierluigi Lepore e la prof.ssa Giuliana Bagnoli, scrittrice e direttrice del Museo delle migrazioni di Vinchiaturo. In apertura il principe Giorgio Maria Castriota Skanderbeg ha telefonato alla presidente dell’associazione per gli auguri ed i complimenti per le iniziative in corso e future. Intervalli musicali affidati al violino dell’ottima Lola Bagoj, che ha eseguito spartiti piuttosto importanti.
La signora Manes ha sottolineato l’impegno dell’associazione per la diffusione della cultura, annunciando ulteriori iniziative ed auspicando un sempre crescente impegno del sodalizio. Intanto, via alla serie di appuntamenti culturali del quarto venerdì di ciascun mese.
Un “pieno di Napoli”: questa potrebbe essere la sintesi di un incontro che ha riservato tanta ironia, una buona simbiosi tra autore e platea, sebbene con qualche “picco” di campanilismo da una parte e dall’altra, divertimento e tanta cordialità, con doveroso brindisi finale e dolci in abbondanza, “chiacchiere” comprese.
Fissiamo subito una cosa curiosa che è assurta al rango di “mistero”, in realtà solo apparente. Il moderatore ha chiesto all’autore quale è stata la sua prima lettura e quale quella che lo ha portato a scrivere. Nessuna risposta: domanda rimasta inevasa e dribblings degni del miglior Maradona. In realtà, a nostro avviso, la lettura “responsabile” del Marigliano scrittore non esiste ed il libro è solo e tutta farina del suo sacco.
20170127-agora-marigliano-001Alcuni elementi dimostrano che tale tesi è plausibile. Intanto ha confessato che il “motore” del suo scrivere fu l’Irrazionalità. L’idea del libro si è inoltre concretizzata durante <<una fase esistenziale piuttosto critica, per cui mi sono detto: che faccio, “n’atu disegn, n’atu quadr” ? Non mi soddisfaceva e scrivere è stato più forte di me.>>.
Si innescò, dunque, una forte evoluzione interiore vissuta probabilmente nel migliore dei modi, anche e proprio grazie allo spirito della napoletanità. Tale deduzione è stata confermata quando l’autore ha svelato che la critica (positiva) più gradita sul suo lavoro è ancora oggi quella del suo editore laziale, che lo definì “non scrittore di parole ma scrittore di fatti”. Ha indicato come colonne portanti dell’ispirazione la Fede, la laurea in Medicina e Napoli. Aggiungeremmo, ripensando allo “scrittore di fatti”, l’esperienza di vita e professione nella corposa fetta di esistenza vissuta lontano dalla città natale, non senza problemi ed ostacoli ma con tanta tenacia, messa in campo a partire da quella laurea presa <<tra i baroni>> a Napoli e fino all’esercizio del suo lavoro con passione e determinazione.
L’esilarante trattazione sulla “cazzimma”, cioè quel mix di furbizia, opportunismo e grande intelligenza proprio delle persone scaltre e sicure di sé; le riflessioni autobiografiche, impiantate però sempre e comunque dentro il concetto di comunità; l’Identità partenopea; l’elogio alla risata, oggetto di un capitolo e della citazione de “Le voci di dentro” del grande Edoardo; l’analisi della solitudine; qualche bacchettata affettuosa al Molise, così lontano e diverso dalla sua città; il capitolo “Senza senso” dal grande senso, con quella fantastica sequenza di <<Amore, cuore, dolore, sconcerto, concerto, musica, canto, ballo, linea, corpo, volto, pianto, morto, risorto, vita, anima, emozione, e “ natavota ammore . >>; infine, lo sgomitare per l’esercizio della professione: quanti ingredienti, anzi colori perché in fondo è stato come vedere una specie di arcobaleno. Tutto in un’ora e mezza di confronto,vivace, con l’eloquio del medico partenopeo colorito, coinvolgente e molto divertente, ma con intermezzi di grande profondità ed interiorità. Un attento osservatore non può non essere stato colpito dai moti emozionali che egli ha sovente palesato nel rispondere al pubblico ed alle sollecitazioni di Musacchio e De Capoa, manifestatisi ad esempio in alcuni vistosi rallentamenti nel parlare, come se stesse rielaborando in tempo reale pensieri, stati d’animo, ricordi e motivazioni che quelle pagine scrissero impadronendosi delle mani.
Abbiamo chiesto, pensando di provocare un minimo lo scrittore, se è vero che Napoli contamina regolarmente e facilmente il resto del mondo ma non si lascia poi da esso contaminare. Il protagonista della serata ha in un primo momento erroneamente colto un fondo di vago “razzismo”, ma ci siamo affrettati a precisare che la domanda andava intesa in senso totalmente positivo. Chiarito ciò ha compreso, rallegrandosene, che si voleva sottolineare ancor più quella che potremmo chiamare personalità di una città i cui figli ereditano il DNA in modo netto, diretto ed inestinguibile. Un vero ed ottimo esempio di coesione sociale ed appartenenza, anche per l’italia così spesso divisa e slegata.
Bella serata e dibattito molto interessante. All’associazione Agorà va il merito di aver voluto e saputo selezionare una personalità non “di grido” ma di notevoli qualità. Non si scrive solo per salotti, riflettori e profitto e Giovanni Marigliano ne è il lampante esempio.
Appuntamento al quarto venerdì dei prossimi mesi.

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