Tavolini e suolo pubblico. Confesercenti “bolla” il confronto in municipio, “una supposta” per la categoria

IMG_2175Dopo la nota del Comune di Termoli sull’incontro per i cosiddetti dehors arriva adesso la replica di Confesercenti che definisce come una autentica “supposta” quanto il municipio vorrebbe programmare per la prossima estate in merito al posizionamento all’esterno dei locali di sedie e tavolini. Di seguito la nota di Confesercenti:

“Il nuovo regolamento sulla gestione dei dehors – afferma Massimiliano Orlando – segue quello di igiene, discusso ed approvato lo scorso anno ed entrato in vigore dal 1 gennaio 2017, come specificato dallo stesso assessore Ferrazzano durante l’incontro. I due regolamenti, che vanno certamente considerati nel loro insieme, rappresentano una svolta epocale per la città di Termoli ed erano da tempo richiesti ed attesi, soprattutto dagli organi di controllo. Ma la chiave di lettura è duplice. Da un lato, quella verticale degli elaborati, il settore della somministrazione alimenti e bevande viene regolato nei minimi dettagli, dalle dimensioni delle cucine, dei bagni, dei magazzini ed ora anche dell’occupazione del suolo pubblico allo scopo, come si legge nella premessa del regolamento sui dehors, “di ottenere una città più ordinata e decorosa con rilevanti vantaggi di immagine”. Ma c’è anche un’altra chiave di lettura, quella orizzontale ed arrotolata, per la quale i 2 regolamenti rappresentano una doppia SUPPOSTA per chi opera nel settore. Purtroppo, ed è una costante, chi elabora i regolamenti è spesso dipendente di un’amministrazione pubblica, riceve regolarmente stipendio e tutele, non ha esperienza diretta dei settori che deve normare, tutela in toto gli interessi dell’amministrazione. Dall’altra parte ci sono invece gli operatori che stanno attraversando una crisi senza precedenti, che sono oberati di tasse e balzelli, che vivono alla giornata e che spesso non sanno se il mese successivo potranno continuare ad operare o dovranno chiudere. Eppure sono proprio loro che, fino ad oggi, hanno assicurato l’accoglienza, la ricettività turistica, l’occupazione ed il decoro delle piazze e della città, con i propri sacrifici ed i propri investimenti. Con l’introduzione dei nuovi regolamenti è diventato difficilissimo e molto oneroso gestire un’attività di somministrazione in città o aprirne una ex novo. Nei nostri uffici sono sempre più numerosi i concittadini che manifestano l’intenzione di aprire un bar o una pizzeria ma, sottolineano, non a Termoli. Questo vorrà dire meno servizi, meno investimenti, meno occupazione. Lo stesso Assessore Ferrazzano ha dichiarato durante l’incontro di ieri che, in merito al regolamento di igiene, si stanno riscontrando criticità e che già si pensa ad alcune modifiche. Non si può prescindere da queste considerazioni prima di affrontare qualsiasi discorso su regolamenti e quant’altro”.

Passiamo all’incontro di ieri per il quale, secondo il comunicato ufficiale del Comune di Termoli, “gli operatori e le rappresentanze hanno fatto un plauso all’Amministrazione”. Non è proprio così.

A dire il vero un plauso va certamente fatto all’Assessore Ferrazzano che già in occasione del regolamento igiene ha dimostrato massima apertura e disponibilità al confronto e, laddove si è potuto, ha fatto apportare le modifiche che la Confesercenti aveva richiesto. Anche nell’incontro di ieri si è riscontrata massima apertura e, dopo aver illustrato le novità, l’Assessore ci ha lasciato la parola e, come dichiarato nel comunicato ufficiale del Comune, si è impegnato ad “apportare le modifiche scaturite dal confronto”.

In linea di principio sia la Confesercenti che gli operatori, condividono l’obiettivo di regolamentare l’occupazione di suolo pubblico con dehors per avere una città più ordinata e decorosa, nonostante in altre città turistiche italiane siano state fatte anche scelte diverse. L’applicazione del regolamento avrà comunque maggiori spese per le attività che, come detto, sono già in difficoltà. Oltre alla TOSAP vanno ad aggiungersi: a) i costi delle nuove strutture adeguate a quanto stabilito nell’elaborato tecnico; b) i costi degli studi di consulenza che dovranno preparare la farraginosa richiesta di autorizzazione e la documentazione allegata (planimetria, elaborati progettuali in scala, rappresentazioni prospettiche tramite fotomontaggio; relazione paesaggistica; relazione tecnica descrittiva ecc); c)i costi di una fidejussione proporzionata ai costi di rimozione e di ripristino del dehors che copra un importo forfettario di 5.000 €; d) i costi di un’assicurazione civile per un massimale non inferiore ad 1.000.000 €.

Le richieste principali che abbiamo fatto, suggeriteci dagli operatori e dai nostri tecnici presenti all’incontro di lunedi nella nostra sede, sono state pertanto le seguenti:

1) Eliminare in toto l’art. 10 comma 6 che così recita:” L’amministrazione comunale, pur nel rispetto delle misure minime previste dal presente regolamento, può negare l’autorizzazione e si riserva la più ampia facoltà di revocarla se rilasciata, di modificarla o di aggiungere nuove condizioni, senza che l’autorizzato possa avanzare pretese o indennizzi di sorta”. Ma chi l’ha scritto? Massima discrezionalità per l’amministrazione sul rilascio dell’autorizzazione.

2) Estendere anche alle altre zone, e non solo al borgo antico, la possibilità di deroga relativa alla superficie massima autorizzabile, equivalente al 60% della superficie dell’esercizio;

3) Rielaborare l’art. 20 che prevede l’obbligo di ritirare quotidianamente alla chiusura dell’esercizio gli elementi di arredo e di custodirli in luogo privato. Per molte attività ci sarebbero problemi di spazio e di tempo;

4) Art. 24. Rivedere l’utilità o meno delle maggiori spese di fidejussione ed assicurazione e la legittimità della richiesta delle stesse;

5) Per gli artigiani la possibilità di utilizzare anche più di 2 panchine o fioriere.

Stando al metodo e alla disponibilità con cui l’amministrazione e l’assessore Ferrazzano hanno impostato l’incontro, ci auguriamo che almeno questa nuova “SUPPOSTA” venga metabolizzata al meglio dal tessuto imprenditoriale locale”.

 

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